Bollettino della crisi
Ora un preoccupato Fmi invoca una Bce interventista
Ora un preoccupato Fmi invoca una Bce interventista. A fine giugno i leader europei hanno trovato un accordo su “significativi passi positivi” per rispondere alla crisi, tra cui lo scudo anti spread, che se applicati “contribuiranno a rompere il circolo vizioso tra debito sovrano e banche”. Tuttavia restano cruciali misure di sostegno monetarie e sulla liquidità: bene per esempio il recente taglio dei tassi deciso dalla Bce, ma “se le condizioni economiche dovessero continuare a deteriorarsi, potrebbero essere usate misure non convenzionali”. Leggi l'analisi di Domenico Lombardi Più che da Moody’s, il nostro declassamento dipende dal Fmi
9 AGO 20

Ora un preoccupato Fmi invoca una Bce interventista. A fine giugno i leader europei hanno trovato un accordo su “significativi passi positivi” per rispondere alla crisi, tra cui lo scudo anti spread, che se applicati “contribuiranno a rompere il circolo vizioso tra debito sovrano e banche”. Tuttavia restano cruciali misure di sostegno monetarie e sulla liquidità: bene per esempio il recente taglio dei tassi deciso dalla Bce, ma “se le condizioni economiche dovessero continuare a deteriorarsi, potrebbero essere usate misure non convenzionali”. E’ quanto si legge nell’aggiornamento del Global Financial Stability Report del Fondo monetario internazionale pubblicato ieri. Il Fmi ha anche rivisto al ribasso le stime sulla crescita mondiale che si fermerà al 3,5 per cento quest’anno. Spagna e Italia “hanno compiuto passi importanti nella giusta direzione”, ma resta un rischio “ovvio”, ovvero che “peggiori il circolo vizioso e che uno dei due paesi perda accesso ai mercati”, ha detto Olivier Blanchard, capo economista del Fmi. Questo “potrebbe fare deragliare la crescita mondiale”.
/media/uploads/2011/GRAFICO%20BOLLETTINO.pngIn Germania si va alle calende greche. Gli accordi presi in Europa su Fiscal compact e Fondo di salvataggio (Esm) non potranno essere tradotti in legge in Germania almeno fino a settembre. La novità è emersa nella mattinata di ieri dopo che la Corte costituzionale tedesca ha annunciato che prenderà un cospicuo lasso di tempo, fino al 12 settembre, per decidere sulla liceità dei ricorsi volti a bloccare la ratifica da parte del Bundestag degli strumenti europei anti crisi.
/media/uploads/2011/GRAFICO%20BOLLETTINO.pngIn Germania si va alle calende greche. Gli accordi presi in Europa su Fiscal compact e Fondo di salvataggio (Esm) non potranno essere tradotti in legge in Germania almeno fino a settembre. La novità è emersa nella mattinata di ieri dopo che la Corte costituzionale tedesca ha annunciato che prenderà un cospicuo lasso di tempo, fino al 12 settembre, per decidere sulla liceità dei ricorsi volti a bloccare la ratifica da parte del Bundestag degli strumenti europei anti crisi.
Monti snobba (forse) lo scudo anti spread. Al momento non c’è da parte del governo alcuna intenzione di ricorrere al meccanismo di stabilità dell’Eurozona, il cosiddetto scudo anti spread. A riferirlo ieri sono state fonti di Palazzo Chigi. Anche se, hanno aggiunto, il premier Mario Monti ha affermato di recente che il ricorso al meccanismo non si può escludere.
Il barlume delle esportazioni. A maggio l’Istat ha registrato un avanzo commerciale pari a un miliardo di euro, in miglioramento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le esportazioni sono risalite del 4,8 per cento su base annua, grazie soprattutto ai prodotti petroliferi raffinati e ai mezzi di trasporto (escluse le auto).
Il debito sale (e pure le entrate). A maggio il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record, attestandosi a 1.966,303 miliardi di euro, in aumento rispetto al primato storico di aprile (1.949,242 miliardi), si legge nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica. Lo stesso documento ha attestato che le entrate tributarie nei primi cinque mesi del 2012 sono state di 142,1 miliardi di euro, in aumento dell’1,14 per cento, soprattutto grazie alle accise sulle risorse energetiche.
La frenetica danza di Lady Spread. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi decennali è salito fino a 495 punti base (il massimo da gennaio) con il rendimento del Btp decennale al 6,12 per cento. In rialzo anche lo spread fra Bonos spagnoli e Bund che ha chiuso a quota 558, un valore che riporta il rendimento dei titoli di Madrid al 6,81 per cento.
Il barlume delle esportazioni. A maggio l’Istat ha registrato un avanzo commerciale pari a un miliardo di euro, in miglioramento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le esportazioni sono risalite del 4,8 per cento su base annua, grazie soprattutto ai prodotti petroliferi raffinati e ai mezzi di trasporto (escluse le auto).
Il debito sale (e pure le entrate). A maggio il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record, attestandosi a 1.966,303 miliardi di euro, in aumento rispetto al primato storico di aprile (1.949,242 miliardi), si legge nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica. Lo stesso documento ha attestato che le entrate tributarie nei primi cinque mesi del 2012 sono state di 142,1 miliardi di euro, in aumento dell’1,14 per cento, soprattutto grazie alle accise sulle risorse energetiche.
La frenetica danza di Lady Spread. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi decennali è salito fino a 495 punti base (il massimo da gennaio) con il rendimento del Btp decennale al 6,12 per cento. In rialzo anche lo spread fra Bonos spagnoli e Bund che ha chiuso a quota 558, un valore che riporta il rendimento dei titoli di Madrid al 6,81 per cento.
Nel grafico: Sono i paesi emergenti a trainare in particolare l’economia mondiale, come mostra questo grafico sulle importazioni tratto dall’ultimo rapporto congiunturale di Ref Ricerche. Le importazioni dei paesi emergenti hanno infatti continuato a crescere fino ai primi mesi di quest’anno, mentre per le economie avanzate l’import ristagna da tempo: è in particolare l’area euro a essere fiacca, mentre anche nella domanda di beni e servizi esteri è più frizzante l’economia statunitense.
Leggi l'analisi di Domenico Lombardi Più che da Moody’s, il nostro declassamento dipende dal Fmi